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Intelligenza Artificiale

Come migliorare il servizio clienti con l’intelligenza artificiale

L’AI può ridurre i tempi di risposta e migliorare l’esperienza clienti supportando gli operatori, se inserita in un modello operativo chiaro e misurabile.

Evoluzione del customer service

Il customer service si sta spostando da un’impostazione centrata su telefono ed email a un modello digitale, dove live chat, portali self-service e knowledge management diventano leve decisive per scalare. Secondo una survey citata da Gartner, le tecnologie di servizio “digital-first” sono destinate a superare i canali tradizionali in valore percepito; inoltre, quando i casi semplici vengono intercettati dal self-service, le interazioni gestite dagli operatori tendono a diventare più complesse e a richiedere più contesto.

Questa evoluzione cambia la priorità di chi guida operations e customer care: non basta rispondere prima, bisogna risolvere end-to-end con meno passaggi e più coerenza tra canali e policy. È anche il motivo per cui cresce l’attenzione verso strumenti che supportano gli agenti in tempo reale e verso un uso dell’AI collegato a knowledge e workflow, non solo a una chat “standalone”.

Aspettative dei clienti

Le aspettative crescono su velocità, continuità e qualità percepita. In un riepilogo di ricerche, Zendesk riporta che il 57% dei clienti cambierebbe fornitore dopo una sola cattiva esperienza e che il 70% dei consumatori considera l’AI una componente ormai “moderna” del customer service; inoltre il 53% pensa che in pochi anni potrebbe preferire interagire con agenti AI, anche per la percezione di minore errore umano.

Il servizio clienti impatta direttamente su retention e ricavi. Nel report “State of Service” di Salesforce, il 43% dei consumatori afferma che una cattiva esperienza di customer service impedirà un acquisto ripetuto.

La disponibilità verso l’automazione, però, è condizionata dalla fiducia. Nel report “State of the AI Connected Customer”, il 61% dei clienti afferma che i progressi dell’AI rendono ancora più importante che le aziende siano affidabili, ma solo il 42% si fida che le imprese usino l’AI in modo etico; inoltre il 71% ritiene importante che un umano validi l’output dell’AI.

Limiti dei modelli tradizionali

Il modello “più volume uguale più persone” fatica su scalabilità, costi e coerenza. Crescono canali e casi, ma recruiting e formazione non seguono i picchi; inoltre una quota importante del tempo degli agenti non è dedicata al cliente, ma ad attività interne e amministrative. Nel “State of Service” emerge che gli operatori passano il 46% del tempo a lavorare con i clienti e che l’82% dei professionisti del service vede aspettative più alte rispetto al passato, incluse disponibilità 24/7 e interazioni su misura.

Quando knowledge e processi sono frammentati tra documentazione, CRM, ticketing e note non standardizzate, aumenta la variabilità delle risposte e cresce l’attrito interno (ricerche, passaggi, attese). Le analisi di Zendesk insistono proprio sull’importanza di trattare la conoscenza come asset operativo e di collegare automazione e workflow reali, perché la risoluzione non è solo informazione: spesso richiede azioni, aggiornamenti e applicazione di policy.

Ruolo dell’AI

L’AI crea valore quando riduce il tempo necessario per arrivare a una soluzione corretta e ripetibile, non quando “risponde e basta”. Per questo i casi d’uso più pragmatici si distribuiscono in quattro aree, dal self-service al supporto interno, fino a workflow guidati.

Risposte automatiche. Su policy, procedure e domande ricorrenti, un assistente alimentato da contenuti aziendali aggiornati può fornire risposte immediate e coerenti, riducendo ticket inutili e demandando agli operatori i casi che richiedono giudizio o negoziazione.

Supporto agli operatori. L’agent assist suggerisce risposte, sintetizza il contesto e segnala i prossimi passi. In base alla survey riportata da Gartner, entro fine 2025 il 73% delle organizzazioni di customer service avrà implementato soluzioni di agent assist per la workforce, anche perché, con il self-service più maturo, molte richieste umane diventano edge case più complessi.

Disponibilità continua. Fuori orario, l’AI può gestire ingaggio e triage: raccoglie informazioni, classifica l’intento e prepara un ticket completo, accorciando il tempo tra primo contatto e presa in carico. In pratica, si lavora su KPI come first reply time e, soprattutto, sulla qualità dell’intake, con meno rimbalzi e meno richieste di chiarimento successive.

Gestione richieste ripetitive. L’AI è particolarmente efficace quando, oltre alla conversazione, attiva workflow standardizzati (ad esempio avvio pratica, aggiornamento dati, reset), con regole chiare di escalation. In questa fascia è cruciale definire guardrail: senza controlli l’automazione aumenta rischio e rework; con controlli riduce attrito e variabilità.

Benefici concreti

I benefici devono essere misurabili su KPI operativi: time-to-resolution, first contact resolution, deflection, CSAT, reclami ed escalation. Nell’analisi sul potenziale economico della generative AI, McKinsey & Company riporta un caso sperimentale in un’azienda con 5.000 agenti: +14% di issue risolte per ora e -9% di tempo di gestione.

Sul fronte costi, la stessa fonte stima che applicare la generative AI al customer care possa valere un incremento di produttività equivalente al 30–45% dei costi della funzione. Per avvicinarsi a quel potenziale servono contenuti affidabili, integrazioni con sistemi aziendali e un ciclo di miglioramento continuo basato su misurazione e revisione dei flussi.

Limiti dell’AI

Il limite più delicato è l’affidabilità: un modello può generare risposte plausibili ma errate, soprattutto se la base informativa è incompleta o non aggiornata. Il rischio cresce quando l’AI passa dal suggerire al compiere azioni. Un articolo di Gartner sulle applicazioni agentiche osserva che i sistemi agentici possono allucinare, entrare in loop o fallire in modo inatteso; il rischio tende a ridursi quando i compiti sono specifici e ben delimitati.

Per gestire questi rischi serve governance. Il framework di National Institute of Standards and Technology individua caratteristiche di AI affidabile (validità e affidabilità, sicurezza e resilienza, accountability e trasparenza, spiegabilità, privacy, equità) e propone funzioni operative per gestire il rischio (govern, map, measure, manage). Il profilo NIST per la generative AI richiama attività come governance, test pre-deployment e disclosure degli incidenti, cioè pratiche che diventano indispensabili in ambienti di customer service, dove la risposta errata si traduce rapidamente in reclami, rimborsi e perdita di fiducia.

C’è poi la dimensione normativa e di trasparenza verso l’utente. In Europa, la pagina di riferimento della European Commission riepiloga che l’AI Act è entrato in vigore il 1 agosto 2024 e sarà pienamente applicabile dal 2 agosto 2026, con tappe anticipate su AI literacy (dal 2 febbraio 2025) e obblighi per i modelli di general-purpose AI (dal 2 agosto 2025). In parallelo, le linee guida dell’European Data Protection Board e le risorse della Commissione su decisioni automatizzate e profilazione aiutano a identificare i casi in cui automazione e profilazione richiedono cautele e garanzie aggiuntive, specialmente quando l’esito può incidere in modo significativo sul cliente.

Modello ibrido uomo e AI

Il modello più efficace, oggi, è ibrido: l’AI aumenta capacità e coerenza, l’umano garantisce giudizio, empatia e controllo nei passaggi a rischio. È anche un allineamento con le aspettative dei clienti, che indicano la validazione umana come elemento di fiducia.

Un design operativo essenziale, ma robusto:

  • AI per triage e preparazione del caso (raccolta dati, classificazione intento, precompilazione ticket).

  • AI come copilota dell’agente (suggerimenti e sintesi, con decisione finale umana).

  • Automazione con guardrail per processi standard e reversibili (log, controlli di confidenza, escalation). Questo schema mette il controllo umano nei punti ad alto impatto e usa l’automazione dove è più prevedibile.

Questa distribuzione riduce errori e costi di rework, perché punta prima sul supporto agli operatori e sulla qualità dell’intake, e solo dopo sull’automazione di azioni. È coerente con la spinta verso agent assist e con l’idea che la risoluzione dipenda dalla maturità operativa, non solo dalla velocità della prima risposta.

Sul lato sicurezza e dati, conviene allineare l’AI alle prassi di gestione del rischio informativo: lo standard ISO su ISO/IEC 27001 descrive un sistema di gestione della sicurezza orientato a preservare riservatezza, integrità e disponibilità, aspetti centrali quando i modelli accedono a ticket e dati cliente.

Conclusione

Migliorare il servizio clienti con l’AI significa ridurre il tempo per arrivare a una soluzione corretta e verificabile, liberando capacità umana per i casi complessi. Un percorso business-oriented parte da richieste ripetitive e knowledge (self-service), prosegue con agent assist per aumentare produttività e coerenza, e arriva a workflow automatizzati solo dove i processi sono standard e controllabili. In questo approccio, la differenza la fanno qualità della conoscenza, integrazioni e governance, perché l’AI è un moltiplicatore di ciò che già esiste: se processi e contenuti sono solidi accelera la risoluzione, se sono fragili amplifica incoerenze e rischi.